Il coccodrillo come sta?

Una delle conseguenze del clima glaciale che ha colpito l’America in questi giorni e’ la trasformazione dei laghi in lastre di ghiaccio, causando un ovvio problema per gli abitanti animali di quei luoghi.
Simbolico a tal proposito e’ il video pubblicatto dallo Shallotte River Swamp Park che riprende un coccodrillo completamente immobile in una palude della North Carolina, intrappolato in uno specchio d’acqua ghiacciato: l’unica cosa che gli resta fuori e’ l’estremita’ anteriore del muso.
Ora, la nostra furbizia ci porterebbe a pensare che il povero rettile sia rimasto prigioniero delle basse temperature nel (vano) tentativo di cercare un rifugio, solo che nel frattempo le acque si sono ghiacciate e lui c’e’ rimasto secco, in tutti i sensi.
Cio’ che e’ sorpredente della natura animale e’ invece la loro, di furbizia: ebbene, il rettile in questione appartiene alla categoria degli animali a sangue freddo, i quali non possono generare calore corporeo, ma possono regolarlo in un procedimento che viene chiamato brumation: in sostanza vanno in un letargo volontario, dato che le rigide temperature non gli consentono di poter condurre un’adeguata sopravvivenza, lasciandosi letteralmente congelare e prevedendo il ritorno a miglior vita una volta che le temperature saranno piu’ clementi.
Questo si’ che si chiama ingegno: sarebbe interessante testarlo anche noi, e non per difenderci dal clima. Sono sicuro che troveremo il modo di farlo tornare utile.
Chi ci sta di fronte e’ troppo noioso? Letargo.
Pasta e broccoli? Letargo.
Brutto voto a scuola? Letargo.
C’e’ un problema pero’: il coccodrillo quando si sveglia non deve dar conto a nessuno se non a se’ stesso; noi invece pensiamo che scappare dai problemi o ignorarli equivalga a non farli esistere. Invece, se non facciamo nulla per risolverli, restano li. E anzi, piu’ li rimandiamo piu’ pesano.
Il letargo quindi lasciamolo a chi di dovere.
Con la speranza che il pinguino portatile che abbiamo a casa non decida di prendersi la sua pausa biologica nel bel mezzo di Agosto, con 42 gradi all’ombra: nemmeno il WWF potrebbe difenderlo.

Fantasia al potere

Tutto si puo’ dire della politica, ma non che le manchi una gran dose di fantasia.
Il premier thailandese Praiuth Chan-ocha, per esempio, durante una conferenza stampa ha fatto portare un cartonato ad altezza naturale di se’ stesso e ha delegato lui a rispondere alle domande dei giornalisti. Non male per uno che gia’ in passato aveva lanciato una buccia di banana a un cameraman e minacciato di giustiziare qualsiasi giornalista si fosse opposto al suo governo.
Se non altro, questo e’ un chiaro esempio di politica conservatrice: mira a mantenere inalterato lo status quo (la sagoma mica cambia) e a non disperdere le risorse del Paese (nemmeno le bucce).
Ma torniamo in Italia.
Oggi Spelacchio ha rischiato seriamente di venire spogliato: non delle foglie che ormai non si contano piu’ (talmente non ci sono), ma delle decorazioni natalizie. Per fortuna e’ arrivato il dietrofront e i tecnici che stavano procedendo allo smantellamento hanno dovuto rimontargli la carrozzeria.
Ma attenzione perche’ Virginia Raggi, sindaco di Roma, ha detto che “vogliamo fare di questa star internazionale un esempio di riuso creativo, perche’ tutto puo’ tornare a nuova vita”.
Detto da chi critica Berlusconi per essersi ricandidato per la millesima volta all’eta’ di 81 anni risulta poco credibile. Sempre che Silvio non sorprenda tutti e decida di mandare il suo cartonato alle elezioni: in fondo questo si’ che sarebbe un bell’esempio di riuso creativo. Ma per noi, mica per lui.
In quel caso non ci sarebbe nemmeno bisogno di fargli domande, tanto le risposte sono le stesse da 20 anni.
State tranquilli pero’: la politica non e’ un cartone animato. E per quanto si sforzi di utilizzare la sua stessa fantasia, il massimo che partorisce sono dei cartoni inanimati. Con la differenza che questi parlano.
Invece che un taglio delle tasse, servirebbe un taglio delle tessere.
E poi, chi li regge piu’ in piedi?

Una tira l’altra

BiagioVigna e’ un signore di Pinerolo di 64 anni. Di lavoro fa il parcheggiatore davanti le discoteche.
Probabilmente la sua vita, caratterizzata dai sacrifici per la famiglia e da un’occupazione non certo redditizia, non sarebbe diventata una storia da raccontare senza quell’elemento fiabesco che rende la sua avventura un esempio per tutti noi: la resistenza.
Gia’, in tutti questi anni non ha mai mollato, ha continuato a lottare senza arrendersi mai ed e’ stato ripagato dall’affetto che tutti quelli che lo conoscono hanno sempre mostrato in modo naturale per lui.
Biagio e’ uno di quelli che si fa voler bene, ogni volta disponibile a dare una mano a chi ne ha bisogno.
Sara’ per la sua indole, ma sta di fatto che il bene che fai ti torna indietro, e lui, buono per natura, e’ stato in qualche modo ripagato. Ma con soldi veri.
Una volta ha vinto 100 mila euro al Superenalotto (qualche vizietto dovra’ pur averlo) e indovinate che ha fatto? Ha preso e ha offerto da bere a tutti quelli che incontrava per strada.
Un’altra invece ha comprato un biglietto della Lotteria Italia al tabacchino del suo paese, e ha vinto 1 milione di euro! E che ci avra’ fatto? Ha preso e l’ha regalato a sua figlia, Francesca, perche’ “per me sono troppi. Io il mio tempo l’ho gia’ fatto”.
Capito?
Quello che stupisce di tutto cio’ non e’ tanto l’atto di generosita’, per i figli si fa questo e altro.
Cio’ che colpisce della vicenda e’ la liberta’ con la quale ci si puo’ accostare agli eventi della vita: ne’ troppo tristi quando le cose vanno male, ne’ esaltati quando vanno bene.
La dipendenza (gioia o dolore) crea sfruttamento.
Cosi’ invece si puo’ realizzare l’unica vincita che realmente conta: la coscienza della propria fortuna. 
Perche’ tutto e’ un dono. Basta saperlo ricevere.
Auguri Biagio!
Ps: siccome non c’e’ due senza tre, credo proprio che non sara’ l’ultimo incasso che farai. D’altronde, di culo hai dimostrato di averne abbastanza.
Chapeau (e scusate il francesismo, il secondo).

Diritto di velo

Tutti abbiamo visto le immagini di quella giovane ragazza che in Iran, per protesta, e’ scesa in piazza a volto scoperto sventolando su una bandiera l’hijab, il velo islamico obbligatorio.
A causa di questo gesto, simbolico e non violento, e’ stata arrestata dalla polizia.
In Nuova Zelanda invece, un’altra ragazza intenta a festeggiare il Capodanno, ha pensato di presentarsi al festival di Gisborne a seno scoperto, scintillando tra la folla con la glitter art che le adornava il luminoso davanzale.
Anche a causa di questo gesto e’ stata molestata da un giovane fuori di testa che ha pensato di avvicinarsi a lei e toccarla proprio in cio’ che aveva di piu’ scoperto.
Sbaglia chi dice che la ragazza se la sia cercata; sta di fatto che pero’ quel giovanotto sia corso a toccare le tette proprio a lei, fra migliaia di coppie che rimbalzavano davanti a lui.
Cosi’ come sbaglia chi critica la polizia per avere arrestato la giovane intraprendente iraniana; li’ infatti e’ un reato non indossare il foulard islamico, e chi lo fa sa di correre il rischio di finire in prigione.
In un mondo piu’ equo, il velo imposto alla prima dovrebbe servire a coprire il busto della seconda.
Ma di equita’ non c’e’ traccia, nemmeno per la riscossione delle tasse in Italia.
E’ vero che nessuno in Occidente ti vieta di andare in giro (s)vestendoti come vuoi, ma nessuno ti autorizza a camminare nudo in pubblico. E in alcuni casi non sarebbe nemmeno un bello spettacolo.
E’ anche vero che nessuno ti autorizza a molestare qualcun altro, ma ogni pesce abbocca all’amo, specie se l’esca e’ di quelle luccicanti.
Se vogliamo essere un passo avanti rispetto alle civilta’ orientali, togliamoci di dosso il velo di ipocrisia buonista che ci fa stupidi e iniziamo a (ris)coprire il nostro senso del pudore: sono proprio i piu’ conservatori a portare avanti le proteste in Iran, per chiedere migliori condizioni di vita. Mica per andare in giro come mamma li ha fatti.
Anche perche’ “Il tuo pudore amando rende il corpo tuo piu’ vero”.
Auguri, Molleggiato!

Balocchi confezionati

Siamo il Paese dei balocchi, dove tutti si indignano per il costo dei sacchetti per la frutta e la verdura (incidenza media a famiglia tra i 10 e i 15 euro l’anno) e nessuno grida alla protesta per i rincari di luce e gas (incidenza media a famiglia tra i 75 e gli 80 euro l’anno).
L’importante e’ che si trovi un argomento su cui blaterare, in malafede, in ignoranza o perfino sapendo di fare disinformazione, ma basta non occuparsi seriamente delle cose piu’ gravi.
E’ cosi’ che un vigile urbano di Acquaviva, Puglia, abbia potuto permettersi di lanciare un petardo a un disabile scampando alla critica social, impegnatissima a disquisire del grave danno comportato da quei centesimi per sacchetto (1, 2, 3, amica di Renzi, complotto ecc).
L’onda malinconica seguita alla morte di Ciro l’Immortale diventa lo status symbol di una coscienza collettiva che si immedesima piu’ con l’assassino che con l’assassinato. Anche se nella vita giochiamo ruoli opposti.
Cosi’ non si guarda piu’ alla realta’ per migliorarla, ma si finisce col giudicare tutto e tutti perdendo di vista il fulcro dei problemi. Che ovviamente diventano i sacchetti.
Dimenticandosi peraltro di elogiare anche il poco di buono che c’e’, che a pesarlo bene (senza involucri da pagare, tranquilli) poi non e’ cosi’ poco. Cio’ che non va fa piu’ rumore di cio’ che conta: per esempio, nessuno gioisce perche’ questi famosi sacchetti aiutano a proteggere il nostro ecosistema dalle fibre residuali in plastica che ormai beviamo in ogni dove. Ma tanto, quelle mica ci costano cosi’ poco.
Siamo tra i primi in Europa a cercare di ridurre il problema e ci lamentiamo pure.
Abbiamo professionalizzato il pessimismo, ne abbiamo fatto pratica quotidiana e adesso non siamo piu’ capaci di vedere altrimenti da come vediamo una serie tv, cioe’ a dire come spettatori non paganti per cui tutto e’ concesso e nulla e’ dovuto. Neanche 1 centesimo.
Il problema vero e’ che il Paese dei balocchi era una favola; l’Italia una realta’.
Ma questi siamo, e probabilmente questi meritiamo di essere.
Basta avere un po’ di fiducia, e anche se le cose non cambieranno, almeno gli faremo opposizione.
Che tanto fa sempre piu’ rumore rispetto a chi costruisce.
Ricorda qualcuno?

Habemus App

Si chiama Clerus App ed e’ l’applicazione che la Congregazione per il Clero, in collaborazione con la Segreteria per la Comunicazione Vaticana, ha da poco lanciato per aiutare i preti a preparare nel modo migliore le proprie omelie.
Basandosi su quanto affermato da Papa Francesco, “L’omelia deve essere breve ed evitare di sembrare una conferenza o una lezione”, questa applicazione permettera’ ai sacerdoti di beneficiare di suggerimenti, meditazioni e commenti da poter utilizzare poi per le proprie omelie.
In tempi di modernizzazione tecnologica, era ora che anche la Chiesa si avvalesse di strumenti adeguati, come l’account Twitter Pontifex e lo streaming live degli Angelus.
Cio’ che sembra strano e’ immaginare un prete che la Domenica, davanti alla folla orante, sfoderi dalla tasca il suo smartphone e invece di iniziare con “Carissimi” pronunci “Ehi, Siri, leggi la predica di oggi”.
Probabilmente l’aiutante Apple sciorinera’ un proverbio del giorno, magari “Chi sta coi preti e vicino a un medico, vive malato e muore eretico”.
A quel punto il pastore provera’ a rimediare aprendo direttamente lui il testo da leggere, salvo poi lanciare un’app sbagliata e ritrovarsi con strani versi di animali da gregge davanti (o dietro) al microfono.
Cosi’ scagliera’ il cellulare dal pulpito gridando “ma va al diavolo”.
E’ solo che qui, reverendo, siamo nella Casa del Signore: la preghiamo di aprire Google Maps per il ricalcolo percorso.
Amen.

Rap futuristico

Barack Obama, famoso uomo abbronzato d’America (cit. Sua Altezza Silvio), noto per le sue performance espressive e per aver lasciato cadere il microfono alla maniera dei rapper alla fine di uno dei suoi ultimi discorsi da Presidente degli Stati Uniti d’America (anche questo fa parte del suo cv), ha pubblicato su Facebook una lista contenente i titoli dei libri e delle sue canzoni preferiti nel 2017.
Fra i testi consigliati, previa autorizzazione del Ministero dell’Istruzione, troviamo Five-Carat Soul di James McBride [tra i personaggi rappresentati c’e’ un ministro di colore, forse parente di Obama, e un Presidente americano che trae ispirazione da una conversazione che sente in una stalla, forse parente di The Donald] e A gentleman in Moscow di Amor Towles (letto pensando al suo amico del Cremlino).
Barack fornisce poi un elenco di brani che lo hanno colpito particolarmente, e non a caso sceglie Millionaire, The Joke e First World Problems (se avete pensato a DJT e’ solo una coincidenza).
Sarebbe curioso, al di la’ di questa facile letteratura, immaginare Obama intento a tenere il microfono in mano, invece di prestarsi a numeri da anchorman, e sentirlo cantare Mi gente di J. Balvin, al primo posto nella sua classifica.
Il tempo libero non gli manca, e chissa’ che non diventi anche il Primo Presidente nero popstar.
Yes, Weeknd.

Playlist completa su https://www.facebook.com/barackobama/posts/10155532677446749

Buon Anno!

Il primo dell’anno inizia sempre con lo stesso rituale: sveglia tardi (se non tardissimo), concerto di Vienna in tv (sul finire, e con un occhio ai piatti), sbadigli a tavola e una caterva di messaggi da scrivere, nel migliore dei casi (nel peggiore, vi tocchera’ subirvi tutti i semi-sconosciuti che manco Whatsapp ricorda i nomi, e rispondere col classico evergreen “anche a te e famiglia”, salvo poi scoprire che il destinatario si e’ lasciato da poco, o e’ uno di quei single a vita che una famiglia non l’avra’ mai).
A pranzo poi, seguendo la scia degli orari decenti, si inizia tardi per finire ancora piu’ tardi, e l’unica cosa meno indigesta da consumare e’ il digestivo, che non a caso si chiama amaro proprio perche’ la quantita’ di zuccheri ingerita negli ultimi giorni/settimane e’ arrivata a un livello di saturazione tale che l’indice estremo della glicemia, al massimo, e’ il minimo a cui aspirare.
La cena (sebbene non si capisca il motivo di chiamare con un altro nome la continuazione di cui sopra, dato che non ci si e’ alzati da tavola praticamente mai) e’ invece una formalita’, nel senso che serve proprio a mantenersi in forma, il che significa rispettare quanto costruito dal 24 Dicembre a oggi.
Capodanno pero’ e’ il giorno piu’ bello dell’anno, quello in cui tutti i propositi sembrano doversi realizzare e i ricordi del passato solo una favola (melodrammatica) da cui trarre la dovuta morale.
Bene che vi vada, farete in tempo ad augurare a tutti “Buon Anno” entro la mezzanotte (ah, fate attenzione ai lutti recenti prima di coinvolgere le famiglie altrui nei vostri messaggi speranzosi).
Altrimenti, fra un pezzo di panettone e un riposino a bocca aperta (non si sa mai, meglio tenersi sempre pronti), ci sarebbe questo nuovo blog da leggere: nessuna promessa pero’, non illudo alcuno e non voglio spacciarmi per oro colato (in attesa che sia il grasso, a colare).
Semplicemente, se vi va, d’oggi in poi questo spazio sara’ a disposizione per scrivere in piccolo qualcosa di bello. E anche per rifarsi un po’ gli occhi.
Per tutto il resto ci sono 6 mesi di tempo prima che qualcuno si accorga delle nostre trasformazioni.
Buon viaggio, e auguri a tutti!