SÌ al volo

Papa Francesco sorprende sempre tutti. Perfino chi va a chiedergli semplicemente una benedizione, e invece si ritrova sposato tempo niente.
Questo e’ proprio quello che e’ accaduto a una hostess e uno steward in servizio nel volo papale verso il Cile.
I due giovani si sono avvicinati al Pontefice per scattarsi un selfie, e chiacchierando ne e’ venuto fuori che avrebbero voluto sposarsi in futuro.
Il candido Francesco, pur di non lasciarsi sfuggire il colpaccio, ha pensato di mettere subito le cose in chiaro: sai com’e’, di questi tempi e’ un attimo ritrovarsi single per scelta, del prossimo.
Cosi’ ha preso e ha celebrato il matrimonio in alta quota, tanto di bianco vestito gia’ qualcuno c’era.
Prima pero’ si e’ accertato se “fossero sicuri”: mica poteva rischiare di fare un torto al superiore giusto nel regno dei cieli.
La cosa figa di tutto cio’ e’ che Francesco non ha avuto bisogno di alcuna autorizzazione per convalidare il sacro vincolo: e’ bastato un foglio, la sua firma e qualche latinorum qua e la’. Altro che mesi e mesi di corso prematrimoniale, scelta degli abiti e regalo ai testimoni.

L’unica nota dolente e’ stato il ricevimento: il Pontefice avra’ gradito biscottini e brioscine confezionate come pranzo nuziale?
In fondo, non e’ poi cosi’ importante. Almeno non quanto le parole a fine cerimonia del Papa: “Il matrimonio e’ come gli anelli: se sono troppo stretti sono una tortura, se troppo larghi si perdono”. Capito sposini a fisarmonica?
Massime francescane sugli orafi a parte, ormai fra matrimoni nei cieli e parti alla Conad c’e’ giusto un po’ di confusione su cosa aspettarsi: magari inventeranno le lauree nei centri commerciali (tanto per fare un po’ di tirocinio dietro le casse) e i funerali all’Ikea (letto a soppalco: crepi in due, paghi uno).
Chi lo sa.
Come diceva San Gabbani “elaboriamo il lutto con un Amen”.
Amen ????????

Ci scusiamo per il presagio

Nel 2014, in Veneto, un capotreno assunse la decisione di far scendere dal convoglio un passeggero sprovvisto di biglietto.
Oggi, 4 anni dopo (viva la velocita’ della giustizia), lo stesso capotreno e’ stato condannato a 20 giorni di carcere, con l’accusa di violenza privata (viva l’equita’ della giustizia).
Non e’ chiaro in cosa Andrea Favaretto, dipendente delle Ferrovie dello Stato, sia stato violento: forse ha alzato di un decibel il tono della voce, oppure semplicemente non ha avuto la gentilezza di chiudere un occhio.
Probabilmente, a fare insospettire i giudici, e’ stato il fatto che un dipendente pubblico facesse il suo dovere senza batter ciglio, d’altronde non ci siamo piu’ abituati.
Cosi’, dato che il passeggero viaggiava senza regolare biglietto, alla fermata successiva ha preso i suoi bagagli e li ha lasciati sul binario: ecco il motivo della violenza. Cosa sara’ questa, appropriazione indegna? Abuso di coraggio?
Gli e’ andata pure bene che non e’ stato condannato per estorsione. Magari la sua richiesta poteva essere interpretata dai giudici come una forma di pizzo: “se non paghi, ti brucio la possibilita’ di andare a destinazione”.
In pratica: se scegliete di fare il capotreno, e malauguratamente doveste incontrare qualcuno senza biglietto, o vi mettete in ginocchio e lo pregate di recarsi al primo tabacchino disponibile (con la promessa di non farlo piu’), oppure bene che vi va vi fate un po’ di carcere. Sempre che a nessun passeggero venga in mente di picchiarvi.
In quel caso, sarebbero pure capaci di accusare voi di omissione di soccorso (verso voi stessi) e assolvere il picchiatore per legittima difesa.
“Il treno dei giustizieri e’ in partenza dal binario 86.
Leggere attentamente la smorfia napoletana prima di salire a bordo.

Il coccodrillo come sta?

Una delle conseguenze del clima glaciale che ha colpito l’America in questi giorni e’ la trasformazione dei laghi in lastre di ghiaccio, causando un ovvio problema per gli abitanti animali di quei luoghi.
Simbolico a tal proposito e’ il video pubblicatto dallo Shallotte River Swamp Park che riprende un coccodrillo completamente immobile in una palude della North Carolina, intrappolato in uno specchio d’acqua ghiacciato: l’unica cosa che gli resta fuori e’ l’estremita’ anteriore del muso.
Ora, la nostra furbizia ci porterebbe a pensare che il povero rettile sia rimasto prigioniero delle basse temperature nel (vano) tentativo di cercare un rifugio, solo che nel frattempo le acque si sono ghiacciate e lui c’e’ rimasto secco, in tutti i sensi.
Cio’ che e’ sorpredente della natura animale e’ invece la loro, di furbizia: ebbene, il rettile in questione appartiene alla categoria degli animali a sangue freddo, i quali non possono generare calore corporeo, ma possono regolarlo in un procedimento che viene chiamato brumation: in sostanza vanno in un letargo volontario, dato che le rigide temperature non gli consentono di poter condurre un’adeguata sopravvivenza, lasciandosi letteralmente congelare e prevedendo il ritorno a miglior vita una volta che le temperature saranno piu’ clementi.
Questo si’ che si chiama ingegno: sarebbe interessante testarlo anche noi, e non per difenderci dal clima. Sono sicuro che troveremo il modo di farlo tornare utile.
Chi ci sta di fronte e’ troppo noioso? Letargo.
Pasta e broccoli? Letargo.
Brutto voto a scuola? Letargo.
C’e’ un problema pero’: il coccodrillo quando si sveglia non deve dar conto a nessuno se non a se’ stesso; noi invece pensiamo che scappare dai problemi o ignorarli equivalga a non farli esistere. Invece, se non facciamo nulla per risolverli, restano li. E anzi, piu’ li rimandiamo piu’ pesano.
Il letargo quindi lasciamolo a chi di dovere.
Con la speranza che il pinguino portatile che abbiamo a casa non decida di prendersi la sua pausa biologica nel bel mezzo di Agosto, con 42 gradi all’ombra: nemmeno il WWF potrebbe difenderlo.

Fantasia al potere

Tutto si puo’ dire della politica, ma non che le manchi una gran dose di fantasia.
Il premier thailandese Praiuth Chan-ocha, per esempio, durante una conferenza stampa ha fatto portare un cartonato ad altezza naturale di se’ stesso e ha delegato lui a rispondere alle domande dei giornalisti. Non male per uno che gia’ in passato aveva lanciato una buccia di banana a un cameraman e minacciato di giustiziare qualsiasi giornalista si fosse opposto al suo governo.
Se non altro, questo e’ un chiaro esempio di politica conservatrice: mira a mantenere inalterato lo status quo (la sagoma mica cambia) e a non disperdere le risorse del Paese (nemmeno le bucce).
Ma torniamo in Italia.
Oggi Spelacchio ha rischiato seriamente di venire spogliato: non delle foglie che ormai non si contano piu’ (talmente non ci sono), ma delle decorazioni natalizie. Per fortuna e’ arrivato il dietrofront e i tecnici che stavano procedendo allo smantellamento hanno dovuto rimontargli la carrozzeria.
Ma attenzione perche’ Virginia Raggi, sindaco di Roma, ha detto che “vogliamo fare di questa star internazionale un esempio di riuso creativo, perche’ tutto puo’ tornare a nuova vita”.
Detto da chi critica Berlusconi per essersi ricandidato per la millesima volta all’eta’ di 81 anni risulta poco credibile. Sempre che Silvio non sorprenda tutti e decida di mandare il suo cartonato alle elezioni: in fondo questo si’ che sarebbe un bell’esempio di riuso creativo. Ma per noi, mica per lui.
In quel caso non ci sarebbe nemmeno bisogno di fargli domande, tanto le risposte sono le stesse da 20 anni.
State tranquilli pero’: la politica non e’ un cartone animato. E per quanto si sforzi di utilizzare la sua stessa fantasia, il massimo che partorisce sono dei cartoni inanimati. Con la differenza che questi parlano.
Invece che un taglio delle tasse, servirebbe un taglio delle tessere.
E poi, chi li regge piu’ in piedi?

Una tira l’altra

BiagioVigna e’ un signore di Pinerolo di 64 anni. Di lavoro fa il parcheggiatore davanti le discoteche.
Probabilmente la sua vita, caratterizzata dai sacrifici per la famiglia e da un’occupazione non certo redditizia, non sarebbe diventata una storia da raccontare senza quell’elemento fiabesco che rende la sua avventura un esempio per tutti noi: la resistenza.
Gia’, in tutti questi anni non ha mai mollato, ha continuato a lottare senza arrendersi mai ed e’ stato ripagato dall’affetto che tutti quelli che lo conoscono hanno sempre mostrato in modo naturale per lui.
Biagio e’ uno di quelli che si fa voler bene, ogni volta disponibile a dare una mano a chi ne ha bisogno.
Sara’ per la sua indole, ma sta di fatto che il bene che fai ti torna indietro, e lui, buono per natura, e’ stato in qualche modo ripagato. Ma con soldi veri.
Una volta ha vinto 100 mila euro al Superenalotto (qualche vizietto dovra’ pur averlo) e indovinate che ha fatto? Ha preso e ha offerto da bere a tutti quelli che incontrava per strada.
Un’altra invece ha comprato un biglietto della Lotteria Italia al tabacchino del suo paese, e ha vinto 1 milione di euro! E che ci avra’ fatto? Ha preso e l’ha regalato a sua figlia, Francesca, perche’ “per me sono troppi. Io il mio tempo l’ho gia’ fatto”.
Capito?
Quello che stupisce di tutto cio’ non e’ tanto l’atto di generosita’, per i figli si fa questo e altro.
Cio’ che colpisce della vicenda e’ la liberta’ con la quale ci si puo’ accostare agli eventi della vita: ne’ troppo tristi quando le cose vanno male, ne’ esaltati quando vanno bene.
La dipendenza (gioia o dolore) crea sfruttamento.
Cosi’ invece si puo’ realizzare l’unica vincita che realmente conta: la coscienza della propria fortuna. 
Perche’ tutto e’ un dono. Basta saperlo ricevere.
Auguri Biagio!
Ps: siccome non c’e’ due senza tre, credo proprio che non sara’ l’ultimo incasso che farai. D’altronde, di culo hai dimostrato di averne abbastanza.
Chapeau (e scusate il francesismo, il secondo).

Habemus App

Si chiama Clerus App ed e’ l’applicazione che la Congregazione per il Clero, in collaborazione con la Segreteria per la Comunicazione Vaticana, ha da poco lanciato per aiutare i preti a preparare nel modo migliore le proprie omelie.
Basandosi su quanto affermato da Papa Francesco, “L’omelia deve essere breve ed evitare di sembrare una conferenza o una lezione”, questa applicazione permettera’ ai sacerdoti di beneficiare di suggerimenti, meditazioni e commenti da poter utilizzare poi per le proprie omelie.
In tempi di modernizzazione tecnologica, era ora che anche la Chiesa si avvalesse di strumenti adeguati, come l’account Twitter Pontifex e lo streaming live degli Angelus.
Cio’ che sembra strano e’ immaginare un prete che la Domenica, davanti alla folla orante, sfoderi dalla tasca il suo smartphone e invece di iniziare con “Carissimi” pronunci “Ehi, Siri, leggi la predica di oggi”.
Probabilmente l’aiutante Apple sciorinera’ un proverbio del giorno, magari “Chi sta coi preti e vicino a un medico, vive malato e muore eretico”.
A quel punto il pastore provera’ a rimediare aprendo direttamente lui il testo da leggere, salvo poi lanciare un’app sbagliata e ritrovarsi con strani versi di animali da gregge davanti (o dietro) al microfono.
Cosi’ scagliera’ il cellulare dal pulpito gridando “ma va al diavolo”.
E’ solo che qui, reverendo, siamo nella Casa del Signore: la preghiamo di aprire Google Maps per il ricalcolo percorso.
Amen.

Rap futuristico

Barack Obama, famoso uomo abbronzato d’America (cit. Sua Altezza Silvio), noto per le sue performance espressive e per aver lasciato cadere il microfono alla maniera dei rapper alla fine di uno dei suoi ultimi discorsi da Presidente degli Stati Uniti d’America (anche questo fa parte del suo cv), ha pubblicato su Facebook una lista contenente i titoli dei libri e delle sue canzoni preferiti nel 2017.
Fra i testi consigliati, previa autorizzazione del Ministero dell’Istruzione, troviamo Five-Carat Soul di James McBride [tra i personaggi rappresentati c’e’ un ministro di colore, forse parente di Obama, e un Presidente americano che trae ispirazione da una conversazione che sente in una stalla, forse parente di The Donald] e A gentleman in Moscow di Amor Towles (letto pensando al suo amico del Cremlino).
Barack fornisce poi un elenco di brani che lo hanno colpito particolarmente, e non a caso sceglie Millionaire, The Joke e First World Problems (se avete pensato a DJT e’ solo una coincidenza).
Sarebbe curioso, al di la’ di questa facile letteratura, immaginare Obama intento a tenere il microfono in mano, invece di prestarsi a numeri da anchorman, e sentirlo cantare Mi gente di J. Balvin, al primo posto nella sua classifica.
Il tempo libero non gli manca, e chissa’ che non diventi anche il Primo Presidente nero popstar.
Yes, Weeknd.

Playlist completa su https://www.facebook.com/barackobama/posts/10155532677446749